"Tutta un'altra storia" |
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| -Un modo diverso di leggere la storia- | |
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(Goethe) L'uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia; nè del tutto innocente, poiché la continua. (Camus) La storia, come un'idiota, meccanicamente si ripete. (Paul Morand) La nostra storia è la storia della nostra anima; e storia dell'anima umana è la storia del mondo. (Benedetto Croce) Ogni uomo ha una storia ed ogni storia, per quanto misera, merita di essere ascoltata. (Saigon oppio) Nessun grand'uomo vive invano: la storia del mondo non è che la biografia degli uomini grandi. (Thomas Carlyle) L'uomo è una creatura che crea la storia e che non può ripetere il proprio passato né lasciarselo alle spalle. (Wystan Hugh Auden) Ci vuole un bel po' di storia per spiegare un po' di tradizione. (Henry James) Ciascun uomo è un'umanità, una storia universale. (Jules Michelet) C'è una storia nella vita di tutti gli uomini. (William Shakespeare) Felici i popoli i cui annali sono vuoti nei libri di storia. (Thomas Carlyle) Gli uomini che ragionano sempre non fanno la storia. (Giovanni Gentile) Chi fa la storia non ha tempo per scriverla. (Metternich) Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad ‘usum delphini’, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa (Honorè de Balzac) | 08 Marzo 2005
Nazismo esotericoFONTE: Voyager
IMMAGINI E DIDASCALIE: Tuttaunaltrastoria Si è sempre detto che il programma politico di Hitler e del nazismo fossero alimentati soprattutto da tre cose:Nazionalismo, anti-comunismo e antisemitismo, i fattori, interni ed esterni, responsabili della sconfitta della Germania nella Prima Guerra mondiale e umiliata dalla terribili condizioni di pace imposte alla conferenza di Versailles nel 1919. Ma dietro tutto questo c'era anche dell'altro. A cominciare da una strana ideologia che mischiando mitologia nordica, razzismo ed esoterismo alimentava un sogno: quello di arrivare a dominare il mondo. Quello che racconteremo è scritto solo in parte nei tantissimi libri sul nazismo che ogni anno si pubblicano in tutto il mondo. Come mai gli orrori del nazismo destano sempre tanto interesse? Perché ancora oggi è difficile spiegare le vere radici di una violenza così sistematica e folle? Spesso la storia ha un lato oscuro. Nel caso del nazismo possiamo parlare di una "faccia occulta". Dove occulto sta sia per "lato nascosto" che per "passione per l'esoterismo e la magia". E allora, se per la storia ufficiale il nazismo è nato in una birreria di Monaco, la "storia occulta" ci suggerisce di andare a guardare altrove. Ad esempio in direzione di un'associazione segreta che si chiamava "Thule". Gli uomini della Thule volevano incidere sulla società. Non a caso quindi, nel gennaio 1919, venne fondato da un membro dell'associazione, Anton Dexler, il "Partito dei Lavoratori Tedeschi". Con l'arrivo di Hitler, Dexler tornò nell'ombra. Il partito cambiò nome in "Partito Nazional Socialista Tedesco dei Lavoratori" e nel gruppo dirigente trovarono posto vari membri della Thule che, oltretutto, diede alla nuovo movimento anche il proprio simbolo: la svastica... ![]() Svastica Jainista,posta in senso orario,simbolo creativo. ![]() Svastica Nazista,posta in senso orario da Hessenhoff,è simbolo di distruzione Una delle più drammatiche avventure della storia è iniziata in una strada di Monaco di Baviera. E' nella birreria che sorgeva qui fino a pochi anni fa che la sera del 12 settembre 1919, un reduce dalla prima guerra mondiale, diventato informatore della polizia, prende contatto con un piccolo movimento sorto pochi mesi prima in un'altra birreria di Monaco. Il movimento si chiamava "Partito Tedesco dei lavoratori". Quel reduce invece si chiamava Adolf Hitler Alla fine del 1919, le basi dell'ascesa del Nazismo erano gettate. In pochi anni l'oscuro partito nato in una birreria di Monaco sarebbe diventato il primo partito tedesco. E ben presto il nome di Hitler sarebbe echeggiato sinistramente in tutta Europa... Ma, ancora più dei milioni di voti raccolti o dello stesso Hitler, fu un uomo a trasformare il sogno folle del nazismo e della Thule in quello che oggi sappiamo e studiamo. Si chiamava Heinrich Himmler. E il luogo di cui parleremo è, in negativo, il suo "capolavoro"... In qualche modo tutto quello che aveva seminato la società di Thule agli albori del nazismo trovò una sistemazione nel castello di Wewelburg, in Westfalia, nella Germania settentrionale. E' qui che Himmler volle creare la struttura che avrebbe dovuto contribuire, più dei panzer e dei lager, a dar vita al Reich Millenario. Mentre la Storia, tra persecuzioni, violenze e colpi di mano militari, correva verso la Seconda guerra mondiale, a Wewelburg si sviluppava una realtà parallela, fatta di riti magici, meditazioni, ricerche scientifiche e filosofiche. Tutto affidato ad un gruppo di persone convinte di far aver dato vita ad un vero e proprio ordine cavalleresco religioso: l'Ordine Nero delle SS. Wewelburg fu per un breve periodo di tempo (non dimentichiamo che tra la sua presa del potere e la fine il Nazismo guidò di fatto la Germania per 12 anni e tre mesi) non solo il centro religioso del Nuovo Ordine sognato da Himmler ma anche una sede di ricerca scientifica. Un po' particolare... Qui aveva infatti sede anche una particolarissima Accademia di studi scientifici voluta da Himmler nell'ambito dell'universo SS: si chiamava "Ahnenerbe" ed aveva lo scopo di trovare le prove scientifiche, storiche e archeologiche dell'origine ariana dei tedeschi. Dall'Asia all'America Latina, dall'Antartide all'Africa ma anche in varie zone della stessa Europa, una piccola folla di esploratori, antropologi, geografi, genetisti, storici delle religioni e archeologi vagò alla ricerca di conferme dell'esistenza del mitico popolo degli Ariani, la razza pura da cui discendevano i Germani. E quando non si era in Tibet o in Sud America a cercare l'entrata del regno sotterraneo atlantideo di Agarthi dove, secondo Madame Blavatsky si erano ritirati gli ultimi membri della razza ariana, la caccia riguardava importanti reliquie del cristianesimo: l'Arca dell'Alleanza - un fatto raccontato nel famoso film "I predatori dell'Arca perduta" -, la Lancia con cui era stato trafitto Gesù in croce, la Lancia di Longino e ovviamente il Sacro Graal... La caccia a reliquie cristiane era importante perché, pur essendo pagani, i nazisti pensavano che Gesù Cristo fosse un ariano puro. Quindi un oggetto che fosse stato a contatto col suo sangue purissimo avrebbe trasmesso i poteri taumaturgici, la saggezza e l'infinita sapienza del Messia. Ecco perché i nazisti si dedicarono alla ricerca del Graal, soprattutto nel sud della Francia. Una ricerca affidata ad un personaggio molto importante nella storia del nazismo esoterico: Otto Rahn… Il nostro racconto ci costringe a spostarci a Montsegur, un minuscolo punto sulla mappa della Francia, ai piedi dei Pirenei, che dista appena 40 chilometri da Rennes Le Chateau. E' tra le rovine di questo castello che vogliamo raccontarvi due storie molto lontane nel tempo, ma forse strettamente legate tra loro. Il 16 marzo è una data molto importante da queste parti. Ogni anno centinaia di visitatori vengono qui, ai piedi di una lapide a lasciare dei fiori e altro. Ricordano il 16 marzo del 1244, il giorno in cui gli oltre 200 fedeli assediati da tempo tra queste mura cedetettero e vennero arsi vivi in un enorme rogo. Morirono perché si rifutarono di abiurare la loro fede. Morirono perché, secondo alcuni, erano i custodi del Santo Graal. La storia, e questa lapide, li ricordano come I Catari. Ma il 16 marzo è anche il giorno in cui i nazisti commemoravano la morte di Otto Rahn, sorvolando con i loro aerei proprio questi cieli e disegnando in aria croci celtiche. E, secondo la leggenda, ciò accade ancora... Otto Rahn visitò Montsegur nel 1929, e negli anni trenta ci tornò più volte, insieme al filoso fo e ideologo nazista Alfred Rosemberg. Di questi viaggi rimangono due libri in cui Rahn racconta, tra l'altro, di fantastiche grotte e caverne sotterranee. Ma Rahn continua a tornare qui perché, evidentemente, c'è qualcosa che non riesce a trovare ... Di certo c'è che, dopo la misteriosa morte di Rahn del 1939, il Reich torna ancora a Montsegur. E non è una spedizione qualsiasi: a passare per MontSegur nel giugno del 1944 è addirittura una delle più famose e spietate divisioni blindate delle SS : è la abominevole "Das Reich". Aldilà di qualsiasi considerazione esoterica, di certo rimane un dubbio: Perché la Germania, in pieno conflitto mondiale, con il fronte russo sempre più minaccioso e con gli alleati pronti allo sbarco, sposta una temuta divisione blindata qui a Montsegur? E perché il loro ordine è uno solo: scavare! ? Ma, ovviamente, c'è dell'altro. I nazisti cercavano ovunque testi antichi che potessero aiutarli nella loro ricerca di prove dell'esistenza di una antichissima civiltà ariana. Questa ricerca li portò anche nella terra dei Faraoni... Per la verità la passione nazista per l'esoterismo non ebbe nell'Egitto uno dei suoi oggetti principali. Hitler e i suoi guardavano con più interesse al Tibet o all'Antartide, ai miti nordici o a quelli indoeuropei. Ma l'antico Egitto è sempre l'antico Egitto e la ricerca di tracce di antiche civiltà perdute e delle loro conoscenze non poteva non passare anche da qui... Quella che stiamo per raccontarvi è una storia venuta alla luce di recente e che lega, sorprendentemente, i nazisti e la camera della Regina, all'interno della Grande Piramide di Cheope Gli appassionati di storia sanno che nel febbraio 1941 la celebre Afrika Korps tedesca, comandata dal generale Erwin Rommel, arrivò in Africa settentrionale per dar man forte alle armate italiane in lotta con gli inglesi. Ma, si dice, la spedizione di Rommel aveva forse anche un altro scopo, tutt'altro che militare. C'era infatti da appoggiare una missione segreta affidata a due alti ufficiali: si chiamavano Neumann-Sylkow e Von Ravenstein. A loro spettava, secondo gli ordini di Berlino, di gestire una rete di spie e agenti infiltrati oltre le linee inglesi col compito di penetrare nella Grande Piramide e verificare se era vero quanto era stato riferito pochi mesi prima ad Hitler. Un ricercatore tedesco, recentemente, ha potuto consultare alcuni dossier provenienti dagli archivi degli ex servizi segreti della Germania Est, la Stasi. Da quelle carte risulterebbe che qualcuno aveva convinto Hitler che nella Grande Piramide, in un rifugio segreto, erano conservati da tempo immemorabile i "I libri segreti di Toth", antichi papiri su cui erano riportate formule e istruzioni risalenti ad una civiltà pre egiziana. Una civiltà subito identificata con Atlantide... Ma chi era Toth? Per gli egizi questo dio, dalle origini misteriose, era lo scriba divino, colui che negli inferi teneva il conto dei peccati dei morti. Da qui anche l'identificazione di Toth col dio della scrittura, della parola, del pensiero. Secondo la tradizione i suoi poteri lo resero un mago temibile e quindi anche il protettore della magia. Un rapporto che si è riprodotto nel tempo: infatti per i greci Toth era il Dio Hermes, poi divenuto in età classica e poi nel Rinascimento quell'Ermete Trismegisto, il cosiddetto "Tre volte saggio", considerato il padre di tutta la tradizione esoterica occidentale. Una tradizione in cui confluiscono astrologia, alchimia, esoterismo ebraico ed egizio, scienze occulte e filosofie neo-platoniche e gnostiche. Ebbene, sembra che i nazisti fossero convinti che il sapere occulto di millenni fosse racchiuso in papiri nascosti dietro le pareti o il pavimento della Camera della Regina. Forse in quella "Camera segreta" di cui tanto si parla da qualche tempo. Non sappiamo se gli agenti di Hitler siano riusciti a penetrare in questa stanza e a trovare quello che cercavano. Probabilmente no. L'unica cosa che possiamo dire è che secondo alcuni la "fonte" che aveva spinto Hitler e i suoi uomini a questa singolare ricerca era un egittologo abbastanza noto: si chiamava Schwaller de Lubicz. A Wewelburg c’e’ una sala che si chiama "GruppenFuhrersall", cioè "Sala dei Gruppen Fuhrer". I "Gruppen Fuhrer" erano ufficiali SS equivalenti ai generali a quattro stelle. Nell'organigramma SS ne erano previsti 12 e, non a caso, questa sala circolare conta 12 colonne e una ruota solare al centro con 12 raggi, ognuno dei quali ha la forma della runa (cioè carattere) celtica chiamata "SIEG" cioè "vittoria". Facile notare come la doppia S delle SS sfruttasse l'analogia con la runa "Sieg", per cui SS si poteva leggere come "due volte Vittoria"... ![]() ![]() Il numero 12 torna più volte in questo castello. I 12 Gruppen Fuhrer erano i 12 grandi iniziati, gli unici in grado di avvicinarsi alla conoscenza più profonda attraverso complicati esercizi di meditazione e ascesi. Questo grazie anche allo loro purezza di sangue, condizione indispensabile - nella distorta visione dei nazisti - per essere puri anche spiritualmente. Nella Gruppen Fuhrersaal si riunivano intorno ad una tavola rotonda, a imitazione dei 12 cavalieri di Re Artù. Per ognuno di loro, nel castello, c'era poi una camera arredata in un determinato stile e dedicata ad un personaggio storico... Questi richiami alla storia non erano mai casuali: Hitler era convinto di essere la reincarnazione di Federico II di Prussia, un grande stratega del '700. Mentre Himmler pensava di essere la reincarnazione di Enrico l'Uccellatore, un sovrano che nel "Lohengrin" di Richard Wagner, un musicista idolatrato dai nazisti, accoglie lo sfortunato cercatore del Graal, il cavaliere che dà il proprio nome all'opera. Ma quanto ha pesato l'esoterismo nella politica nazista...? A Wewelburg c’e’ anche una sala chiamata anche "Walhalla". Nella mitologia nordica "Walhalla" era il paradiso dei guerrieri morti in battaglia. Qui si svolgevano le cerimonie funebri per gli ufficiali delle SS caduti in battaglia ma anche altri riti. In pratica qui c'era il cuore dell'esoterismo nazista. In questa sala venivano messe in atto le complicate tecniche di meditazione che dovevano portare i 12 puri a raggiungere l'unione "mistica e spirituale" con la vera natura germanica. Mentre l'Europa era messa a ferro e fuoco e milioni di persone morivano, qui, a Wewelburg 12 uomini in divisa nera si riunivano con Himmler, si sedevano sulle mezze colonne nella sala e iniziavano a concentrarsi e a pronunciare i nomi di alcune rune celtiche. Questa nenia veniva amplificata dalla cupola della sala creando un effetto sonoro che avrebbe dovuto aiutare lo stato di trance. L'energia che ne sarebbe così scaturita avrebbe preso la direzione del Nord: non a caso tutto il complesso di Wewelburg è orientato in questa direzione e questa sala è collocata nella punta estrema del castello. Una punta diretta verso la mitica Thule, dove aveva avuto origine il popolo tedesco Wewelburg ci dice che, in fondo, il nazismo operò su due livelli distinti: uno militare e politico e l'altro mistico ed esoterico. In entrambi i casi si mirava a raggiungere l'unità degli eredi degli Ariani di Thule. Militarmente e politicamente questo portò alla guerra, all'espansione tedesca per recuperare prima i territori perduti con la Prima guerra mondiale e poi per conquistare, a spese di Polonia e Russia, lo "Spazio vitale" che doveva garantire agli ariani tedeschi le materie prime necessarie al loro sviluppo. Ma la Germania aveva un avversario anche nella Gran Bretagna, una nazione anch'essa di ariani. Una nazione con cui bisognava fare la pace prima di poter lanciare l'attacco contro la Russia. Ma il governo di Londra, guidato da Churchill, non voleva scendere a patti ... Probabilmente, tra i giorni più neri della sua vita Hitler avrebbe indicato il 10 maggio 1941. Il giorno in cui, per trarlo dall'impaccio in cui si trovava, il suo delfino Rudolf Hess, in gran segreto, prese un aereo e volò fino in Scozia. Germania nazista e Gran Bretagna erano in guerra dal settembre 1939. E in quasi due anni di conflitto, nonostante varie sconfitte, gli inglesi avevano sempre rifiutato le proposte di pace avanzate dai tedeschi fin dai primi mesi di guerra La sera del 10 maggio 1941 Hess atterrò in un campo a pochi chilometri da Glasgow, nei pressi del villaggio di Eaglesham: è qui che fortunosamente Hess toccò terra dopo aver abbandonato il suo aereo e aperto il paracadute. Cosa lo aveva spinto a paracadutarsi in pieno territorio nemico? Il volo di Hess rappresenta ancora oggi uno dei misteri più fitti della Seconda guerra mondiale. Nel corso degli anni si sono fatte varie ipotesi, non ultima quella che, nonostante le apparenze e le reazioni furibonde alla notizia, Hitler non solo sapesse del piano di Hess ma lo avesse ispirato e approvato. La Germania Nazista stava infatti per attaccare l'Unione Sovietica e una pace in extremis con la Gran Bretagna gli avrebbe consentito di avere le spalle coperte, visto che il resto dell'Europa era già sotto il suo dominio. Ma perché gli inglesi avrebbero dovuto ascoltare Hess quando le offerte pubbliche dello stesso Hitler erano state ignorate? La spiegazione potrebbe essere a metà tra la politica e l'esoterismo: Hess faceva parte del gruppo che aveva animato il partito nazista delle origini. Si trattava di un gruppo molto attento all'occulto al punto che alcune manifestazioni di squilibrio di Hess erano state considerate come una conseguenza delle pratiche magico-esoteriche. Come spesso accade, i circoli esoterici tedeschi avevano collegamenti con analoghi gruppi in altri paesi, soprattutto con quelli inglesi. E a quei circoli Hess contava, sostengono alcuni studiosi, di rivolgersi per ottenere una pace con la Gran Bretagna Non è un caso che vicino sorgesse la villa di un influente esponente dell'aristocrazia inglese dell'epoca: lord James Hamilton. Con lord Hamilton infatti Hess voleva parlare perché attraverso di lui contava di arrivare ad altri, a Londra. Altri che condividevano le sue teorie esoteriche e razziste secondo le quali la razza bianca avrebbe dovuto fare fronte comune contro i suoi nemici. Teorie che un famoso ordine magico, sorto a fine Ottocento proprio in Gran Bretagna e diffusosi anche in altri paesi, aveva sempre sostenuto: la Golden Dawn, cioè L'Alba dorata. Ordine che annovera tra i suoi iniziati anche Aleister Crowley, il famoso occultista inglese. A conferma dell'esistenza di contatti segreti con cultori dell'esoterismo che ricoprivano alte cariche in Gran Bretagna ci sono alcuni fatti: 1) La propaganda inglese non sfruttò quasi per nulla il volo di Hess; 2) Lo stesso Churchill invece di approfittare della cosa preferì mettere il segreto di Stato su tutta la vicenda, a cominciare dal contenuto degli interrogatori a Hess. 3) Non solo: quei documenti sono secretati fino al 2018 Una scelta davvero strana se il volo di Hess fu davvero solo quello che si dice comunemente: il gesto solitario di un pazzo... Una curiosità: come è noto Hess morirà il 17 agosto 1987, a 93 anni, nel carcere di Spandau, a Berlino.. Ufficialmente si è trattato di suicidio ma molti credono ad un omicidio. La cosa strana però è che, qualunque sia stata la causa della morte del delfino di Hitler ed ex membro della Thule, il 17 agosto ricorreva proprio l'anniversario della fondazione della società di Thule, nata quello stesso giorno nel 1918. Benché adepto della Thule, Hess non fece mai parte delle SS. E solo all'Ordine nero, Himmler aveva affidato il compito di preparare l'unità spirituale degli ariani. Sterminando gli ebrei, l'unico popolo le cui conoscenze esoteriche (pensiamo alla Qabbalah) potevano interferire coi progetti nazisti. E poi creando le premesse per arrivare ad influenzare spiritualmente e medianicamente il mondo attraverso le cerimonie di Wewelburg. Che non a caso aveva la forma di una punta di lancia. La lancia di Longino... Nel marzo 1938 l’austriaco Adolf Hitler divenuto cancelliere del Reich tedesco annette l’Austria alla Germania. Al tempo stesso, a Vienna prende la Lancia di Longino – che è nella capitale austriaca dal 1912 – e la fa portare a Norimberga, coronando così un sogno cullato fin dalla gioventù. Quella che per la tradizione è stata la lancia con cui il centurione Gaio Cassio Longino aveva trafitto il costato di Gesù sulla croce è stata per secoli in mano agli uomini più potenti della Terra: gli imperatori Costantino, Teodosio, Giustiniano, i re barbari Alarico e Teodorico, i re di Francia Carlo Martello e Carlo Magno, Federico II Barbarossa, Napoleone… Il fatto di essere entrata in contatto col corpo di Cristo farebbe della Lancia di Longino una reliquia seconda per importanza solo al Santo Graal: Hitler volle che, a Norimberga, venisse custodita nella Chiesa di Santa Caterina e guardata a vista da un reparto scelto di SS. La lancia resterà lì fino al pomeriggio del 30 aprile 1945, quando gli americani la presero, esattamente un’ora e venti minuti prima che Hitler si suicidasse. Una coincidenza che sembra avvalorare la leggenda che chi perde il possesso della Lancia perde il potere goduto fino a poco prima. Ma per i nazisti la Lancia di Longino non significava solo potenza. Secondo alcuni studiosi il complesso di Wewelsburg richiama la forma di una lancia perché concepito come un tempio, orientato verso nord dove era la mitica Thule l’originaria terra degli Ariani. Simbolicamente la lancia che aveva trafitto Gesù poteva, attraverso il contatto col puro sangue del Messia, mettere l’elite delle SS in contatto con lo spirito profondo del mondo germanico. Uno spirito che dal glaciale nord avrebbe dato al Terzo Recih il dominio assoluto sognato dagli uomini di Himmler. Tutto questo non salvò il nazismo dalla catastrofe. Ma anche nei giorni della battaglia finale di Berlino, nell'aprile 1945, accadde un episodio che richiama le radici esoteriche dell'ideologia nazista. Un episodio rimasto senza spiegazioni. A poca distanza dal bunker in cui era Hitler, i soldati russi che stavano conquistando palmo per palmo la capitale del Terzo Reich si imbatterono in una scena agghiacciante: un intero battaglione di tibetani in uniforme nazista si era suicidato in modo rituale. Più o meno nello stesse ore anche Hitler si era suicidato. Si dice che questo sia avvenuto nel momento preciso in cui la presunta Lancia di Longino, a Norimberga, veniva catturata dagli americani... 07 Gennaio 2005
Pio XII e il Nazismo: fu vero silenzio? – di Tuttaunaltrastoria"Alla luce dei dibattiti e delle prove presentate in seguito a "Hitler's Pope", adesso direi che Pio XII aveva un campo d'azione talmente limitato che è impossibile giudicare le ragioni del suo silenzio durante la guerra, mentre Roma era sotto il tallone di Mussolini e più tardi occupata dai tedeschi."
Queste parole, di grande impatto mediatico, sono state pronunciate da John Cornwell, autore del best-seller “Il Papa di Hitler”, libro che fece scalpore nel ’99-2000 per le gravi accuse rivolte a Papa Pacelli (Pio XII) riguardo i suoi presunti silenzi sugli efferati crimini del Nazismo, uno su tutti l’ Olocausto. Un’ insolita marcia indietro,rispetto a quanto l’autore dichiarava nel suo fortunato lavoro. Ricordiamo un’ affermazione come questa: “ Dato questo scenario, siamo obbligati a concludere che il suo [di Pio XII] silenzio ebbe più a che fare con il suo usuale timore e diffidenza nei confronti degli ebrei piuttosto che rappresentare una strategia diplomatica o un impegno all'imparzialità"(pag. 427 de “Il Papa di Hitler). Cosa ha fatto cambiare idea allo statunitense, la cui recente “ritrattazione” è stata pubblicata solo dall’ “Economist” e dall’ “Avvenire”(al contrario della sensazionale eco che causarono le dichiarazioni di qualche anno fa)? Forse ha scoperto l’esistenza di oggettive fonti storiche come le seguenti(anche se secondo Matteo Luigi Napolitano, analista degli Archivi vaticani, i documenti esistevano anche prima del suo libro). La Chiesa Cattolica salvò quasi 860.000 ebrei che dovevano morire per mano nazista(fonte: il diplomatico israeliano Pinchas Emilio Lapide) Attraverso l’opera San Raffaele aiutò ad espatriare più di 1.500 ebrei tedeschi, polacchi, austriaci e jugoslavi. Dopo l’ otto Settembre 1943 gli ebrei non si potevano più far emigrare dall’ Italia; bisognava nasconderli per impedire che fossero deportati nei campi di concentramento. Ben 155 tra case religiose e collegi nella sola capitale diedero segretamente ospitalità a 4.447 ebrei. La sezione tedesca dell’ Ufficio informazioni del Vaticano aveva creato nel 1940 un gruppo speciale per le informazioni e le ricerche. Il numero delle domande ebraiche esaminate fu di 102.026; i contatti furono stabili con successo in 36.877 casi. Il Vaticano procurò cibo, indumenti e medicinali a parecchie migliaia di rifugiati, prigionieri, bisognosi, fra cui almeno 6000 ebrei nella sola Roma. (fonte:”Papi e guerra”- Andrea Granelli, Andrea Tornelli) In poche parole per Papa Pacelli, i fatti contavano più delle parole. Ma anche le parole non mancarono. L’11 maggio 1940 infatti sull’ Osservatore Romano vennero pubblicati i tre telegrammi con cui Papa Pio XII condannava l’invasione tedesca di paesi neutrali come Olanda, Belgio e Lussemburgo. “Nel momento in cui per la seconda volta[…] il popolo belga vede il suo territorio esposto alle crudeltà della guerra, profondamente commossi Noi inviamo a Vostra Maestà e a tutta questa nazione così amata l’assicurazione del nostro paterno affetto, e pregando Dio onnipotente che questa dura prova si concluda con il ristabilimento della piena libertà e indipendenza del Belgio”. Parole che costarono ai venditori del giornale e a chi ne fosse trovato in possesso le bastonate dei fascisti. Pochi sanno inoltre del dialogo avvenuto tra il Papa e Dino Alfieri, ambasciatore italiano presso la Santa Sede, in cui il Pontefice, adiratosi, esplose affermando che “Dovremmo dire parole di fuoco contro simili cose,e solo ci trattiene dal farlo il sapere che renderemmo la condizione di quegli infelici, se parlassimo, ancora più dura!” Evitare condanne plateali non voleva dire rinunciare alla libertà di giudizio della Santa Sede, ma significava essere prudenti e ponderare gli interventi pubblici per non causare mali maggiori. Troppi sarebbero gli esempi da riportare di aiuti verso gli ebrei, e di attacchi e minacce sia dei nazisti che dei fascisti verso la Santa Sede. Come lo stesso Cornwell ha riconosciuto nella recente intervista all’ Economist “Roma era sotto il tallone di Mussolini e più tardi occupata dai tedeschi." Insomma, sembrava che l’ operato del Pontefice avesse scontentato proprio tutti. Tranne il rabbino capo di Roma, Israel Zolli, che nel 1945 si fa battezzare e diventa cattolico, entrando così nella Chiesa di quel Papa che, secondo il primo Cornwell e buona parte di una certa deviata storiografia, avrebbe taciuto sugli orrori del Nazismo. Clio a volte sa essere decisamente ironica. 24 Dicembre 2004
Nascita convenzionale di Gesù di Nazareth detto il CristoFONTE: Cronologia
La data tradizionale della nascita di Gesu' Cristo, fu fissata dal monaco Dionigi il Piccolo nel sec.VI per servire quale punto iniziale dell'era cristiana, ed è tuttora in uso; ma questa sembra sia stata soggetta a taluni errori. Secondo alcuni storici si tratta di uno scarto di circa 4 anni, per cui tale nascita sarebbe avvenuta nel 4 a.C. prima della morte di Erode I il Grande, in concomitanza con la narrazione evangelica, secondo la quale il Bambino nasce quando Erode e' ancora vivo tanto da permettere a costui di ordinare la strage degli innocenti, che pero' sempre secondo il Vangelo (Matteo 3,16) essendo rivolta a tutti i bambini da due anni in giu' potrebbe spostarsi di altri due anni indietro. (quindi nel 6). Di Erode oggi sappiamo perfino quasi il giorno della sua morte, avvenne si racconta verso il 4 a.C., pochi giorni prima di un'eclisse di Luna. Sul computer - nella simulazione retroattiva- abbiamo rintracciato questo eclisse; avvenne sulla coordinata Palestina esattamente il 13 marzo del 4 a.C. Del resto abbiamo un'altra fonte storica. Nel Vangelo di Luca, nel secondo capitolo, lui scrive che Gesu' era nato durante il censimento di Quirino governatore della Siria nell'anno 6. E fino ad oggi ci sembrava anche questa data oggetto di confusione successive, quindi errata, perche' Quirino era governatore nel 6 d.C. e fece proprio un censimento in quell'anno. Ma oggi sappiamo che ne aveva fatto un altro nel 6 a.C. non come governatore ma come semplice funzionario, affiancando Sanzio Saturnino; di qui l'ipotetico errore di Luca che dimentica di dire funzionario al posto di governatore mettendo in imbarazzo i successivi storici che per secoli hanno ignorato l'altro censimento, quello del 6 a.C. Ma abbiamo sempre un anno che ci manca, e questo è da attribuire sia alle molte modifiche del calendario (quello romano, quando Cesare cercò di imporre quello egizio-solare) e sia perché la nascita di Gesu' era da circa un secolo, fino al 329, celebrata dalla Chiesa Ortodossa il 6 gennaio (e viene celebrata ancora tutt'oggi - Nel 1917 la Russia politica ha adottato il nostro calendario, mentre la Russia religiosa lo ha del tutto ignorato - come si vede ogni Paese e ogni istituzione fa quello che vuole). L'accenno a una modifica avvenne da parte di Elena, madre di Costantino, che nel 327 si era recata in Palestina alla ricerca di testimonianze del cristianesimo ascoltando in loco le tradizioni orali e le narrazioni leggendarie, quelle che poi da quel momento assumeranno grande importanza nella tradizione popolare e religiosa fino al Medioevo per poi proseguire fino ai nostri giorni (con le discordanze da paese e paese, e anche da Vangeli e Vangeli (gli apocrifi - anche questi scelti da uomini che hanno detto questo è giusto e questo è sbagliato). Ad Elena dobbiamo infatti la vera o presunta scoperta dei frammenti della croce, la presunta capanna della natività, la costruzione del Santo Sepolcro e pure il nome alla località, detta Terrasanta, che da quel momento inizia a diventare meta di pellegrinaggi. Una Gerusalemme di cui i cristiani si erano impossessati solo nel 135, a spese degli Ebrei che erano stati sterminati e cacciati da Adriano FONTE: “Nuova Enciclopedia Cattolica” dell’Ordine Francescano (ed.1941) “…per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I Vangeli non indicano né il giorno né l’anno”; “fu assegnata la data del solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il Sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti” (giorno della nascita del sole invincibile)”. 15 Dicembre 2004
La Vandea - di Renato CirelliUn fatto divenuto un simbolo
Il termine "Vandea", grazie alla storiografia filo-rivoluzionaria, è divenuto sinonimo di rivolta reazionaria e di resistenza contro l’affermarsi del progresso, che hanno come protagoniste popolazioni contadine ignoranti, sobillate da clero e nobili, che utilizzano il fanatismo religioso per scopi in realtà riconducibili ai loro interessi e privilegi di classe. Questa interpretazione non ha potuto essere adeguatamente controbilanciata dalla storiografia filo-vandeana, perché, a tutt’oggi, gli storici di parte rivoluzionaria hanno praticato l’occultamento dei fatti e imposto la damnatio memoriae nei confronti dei protagonisti, quindi anche dei valori che stanno all’origine della rivolta vandeana. I motivi della rivolta Il territorio indicato come Vandea Militare è situato nella Francia Occidentale, sulla costa atlantica, con un’estensione di circa 10.000 kmq e con una popolazione, all’epoca, di ottocentomila abitanti. Non si tratta di una regione povera e marginale, ma la sua ricchezza e la sua popolazione sono superiori alla media francese, così come la ricchezza e la popolazione francesi sono superiori alla media europea del tempo. Gli abitanti della regione sono noti per l’attaccamento alle consuetudini e alle libertà locali, oltre che per un radicato sentimento religioso, segnato dalla predicazione di san Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716), che aveva combattuto lo scetticismo del tempo soprattutto con la devozione mariana. Alla fine del secolo XVIII l’Ovest, come tutta la Francia, patisce gli esiti di un processo di centralizzazione che si è sempre più sviluppato a partire dal regno di Luigi XIV di Borbone (1638-1715). Il costo di questa politica è la causa principale della voracità statale in materia fiscale e una delle conseguenze del governo dei ministri illuministi, sì che fra il 1775 e il 1789 la pressione fiscale diventa sempre più sostenuta e male sopportata da tutti. Quando, per avviare una riforma generale che affronti il problema fiscale e il deficit dello Stato, vengono convocati da re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) gli Stati Generali l’assemblea costituita dai rappresentanti del clero, della nobiltà e della borghesia , anche dalla Vandea arrivano i cahiers de doléance, raccolte di rimostranze e di petizioni che esprimono, insieme a un profondo attaccamento alla monarchia, anche una serie di proteste contro il sistema di imposizione fiscale, i suoi abusi e la sua irrazionalità. I vandeani auspicano, quindi, un rinnovamento e con questo spirito mandano a Parigi i loro rappresentanti, perché se ne facciano portavoce presso il sovrano. E la disillusione è tanto più cocente quanto più grande è stata la speranza. Diventa sempre più chiaro, e non solo in Vandea, che a Parigi non si lavora alle sperate riforme, ma a emanare leggi destinate ad aumentare il potere coercitivo delle amministrazioni, a colpire la Chiesa e le tradizioni religiose del popolo in una inquietante accelerazione distruttiva. La confisca e la vendita dei beni ecclesiastici, che avvantaggia solo borghesi e nobili, e l’introduzione della Costituzione Civile del Clero, nell’estate del 1790, creano un diffuso malcontento, al quale le autorità rispondono con insensibilità, con incapacità di governo e con una crescente repressione, che sfocia nell’irrimediabile frattura fra le popolazioni e i pubblici poteri. Gli avvenimenti precipitano nel 1793. La rottura provocata dalla Costituzione Civile del Clero, che pone le basi di una rivolta di natura religiosa, si consuma con la notizia che il 21 gennaio 1793 re Luigi XVI è stato ghigliottinato, e si manifesta quando il Governo di Parigi ordina in tutta la Francia l’arruolamento di trecentomila uomini da mandare al fronte. La guerra contro-rivoluzionaria La rivolta scoppia perché la popolazione della Vandea rifiuta di abbandonare le case per andare a morire per una repubblica che considera illegittima, colpevole di perseguitare la religione, di aver assassinato il sovrano legittimo e di aver inasprito la crisi economica. Già dal 1790, a causa delle tasse e in difesa dei sacerdoti detti "refrattari", cioè quelli che non avevano giurato fedeltà alla Costituzione, scoppiano un po’ dovunque tumulti e la Guardia Nazionale, più di una volta, non esita a sparare sulla folla. Anche in altre regioni della Francia scoppiano rivolte, però ovunque la Repubblica le soffoca più o meno rapidamente, perché sono improvvisate, mancano di coordinamento e di decisione. Ma in Vandea, nel marzo del 1793, inizia un’insurrezione generale, annunciata dal suono delle campane a martello di tutte le chiese. Gli insorti si organizzano militarmente sulla base delle parrocchie e costituiscono un’Armata Cattolica e Reale di molte decine di migliaia di uomini, guidati da capi che essi stessi si sono scelti e che spesso, specie fra i nobili, sono restii a farsi coinvolgere. Jacques Cathelineau (1759-1793), vetturino, è l’iniziatore della sollevazione e viene eletto primo generalissimo dell’Armata vandeana; muore in battaglia a trentaquattro anni. Il marchese Louis-Marie de Lescure (1766-1793) è un ufficiale che gli insorti liberano dalla prigionia, ed egli ne diviene un capo autorevole; quando muore in combattimento, a ventisette anni, gli viene trovato addosso il cilicio. Henri du Vergier de la Rochejaquelein (1772-1794) è eletto generalissimo a soli ventuno anni; Napoleone Bonaparte (1769-1821) ne esalterà il genio militare. Jean-Nicolas Stofflet (1753-1796), guardiacaccia, si rivela un formidabile tattico e non accetterà mai di arrendersi. François-Athanas de la Contrie (1763-1796), detto Charette, è un ufficiale di marina "costretto" a diventare un capo leggendario dagli insulti dei contadini che lo traggono da sotto il letto, dove si è nascosto per sottrarsi alle loro ricerche; muore fucilato. Vi è anche chi è prelevato a forza e portato in battaglia sulle spalle dei contadini. Fra le poche eccezioni vi è Antoine-Philippe de la Trémoille, principe di Talmont (1765-1794), che torna dall’esilio per mettersi alla testa della cavalleria, unico dei grandi signori di Francia a combattere e a morire con i vandeani. Vittorie e sconfitte si alternano fino allo scacco di Nantes e alla sconfitta di Cholet, nell’autunno del 1793. L’Armata Cattolica e Reale decide, allora, di attraversare la Loira e di raggiungere il mare in Normandia, dove pensa di trovare la flotta inglese. Ma all’arrivo gli inglesi non vi sono e i vandeani, con le famiglie al seguito, ritornano sui propri passi, inseguiti dai repubblicani che li sconfiggono in una serie di scontri, che si risolvono in carneficine dove gli insorti, donne e bambini compresi, vengono sterminati a migliaia. La repressione rivoluzionaria Nel gennaio del 1794 la Repubblica ordina la distruzione totale della Vandea. Spedizioni militari punitive, dette "colonne infernali", attraversano la regione facendo terra bruciata e perpetrando il genocidio della popolazione, con una metodicità e con strumenti da "soluzione finale", che anticipano gli orrori del secolo XX; né mancano intenti di controllo demografico. Parallelamente inizia la campagna di scristianizzazione del territorio e il Terrore rivoluzionario si abbatte sulle popolazioni con la più dura delle persecuzioni mentre gli imprigionati, i deportati in questo periodo viene inaugurata la colonia penale di Caienna, nella Guyana , le esecuzioni di ogni tipo sono in un numero imprecisato. Nel febbraio del 1794 la Vandea insorge ancora e conduce una spietata guerra di guerriglia, che mette la Repubblica alle corde. Finalmente, nel febbraio del 1795, a La Jaunnaye, i capi vandeani firmano una pace con la quale il Governo di Parigi s’impegna a riconoscere la libertà del culto cattolico, concede l’amnistia, un’indennità di risarcimento e, a quanto pare, in alcuni articoli segreti, s’impegna a consegnare ai vandeani il figlio di Luigi XVI, prigioniero nella Torre del Tempio di Parigi. Però, in seguito al mancato rispetto degli accordi, nel maggio del 1795 Charette e altri capi riprendono le armi, ma questa volta l’insurrezione non ha l’ampiezza della precedente, anche perché è grande la delusione per il mancato arrivo di un principe che si metta alla testa degli insorti; mancato arrivo di cui sono responsabili anche gli intrighi inglesi. La guerriglia continua senza speranza fino alla cattura e alla fucilazione di Charette, nel marzo del 1796. Il tentativo di sbarco a Quiberon da parte di settecentocinquanta "emigrati" persone che hanno lasciato la Francia dopo gli avvenimenti del 1789 , molti dei quali ufficiali di marina cui l’Inghilterra ha promesso aiuto e appoggio militare, si conclude in un disastro. Traditi, cadono nelle mani dei repubblicani, che promettono loro la vita in cambio della resa e invece li fucilano; tutto finisce in una tragica Baia dei Porci ante litteram. Con la morte di Charette si conclude l’epopea vandeana. Vi sarà un’altra insurrezione negli anni 1799 e 1800, guidata dai capi vandeani superstiti e da George Cadoudal (1771-1804) in Bretagna; poi ancora nel 1815, durante i Cento Giorni napoleonici; e, infine, l’ultimo episodio sarà la fallita insurrezione legittimista contro il governo liberale di Parigi nel 1832. Il costo della guerra Anni di guerra e di guerriglia spietata, ventuno battaglie campali, duecento prese e riprese di villaggi e di città, settecento scontri locali, centoventimila morti di parte vandeana, numerosissimi di parte repubblicana, la regione completamente devastata: queste sono le cifre impressionanti che molti cercano di nascondere. Quella che Napoleone ha chiamato una lotta di giganti è una guerra popolare, cattolica e monarchica, che i vandeani hanno condotto diventando coscientemente un ostacolo all’affermazione del primo grande tentativo di repubblica rivoluzionaria e totalitaria della storia moderna. Per questo la Vandea ha pagato con un terribile genocidio, seguito dal silenzio di chi si riconosce nell’albero ideologico della Rivoluzione francese. La vittoria dei vinti Il riconoscimento dei sacerdoti fedeli a Roma, il ristabilimento del culto cattolico e infine, con tutti i suoi limiti, il Concordato Napoleonico del 1802 sono da molti ascritti a merito anche del sacrificio dei vandeani. Questa, in ultima analisi, può essere definita la grande vittoria dei vinti. 07 Dicembre 2004
L'Italia traditaPer capire a fondo le problematiche, le divisioni di un popolo, non bisogna cercare altro che nelle sue origini.
Nel caso dell’ Italia,quindi, non possiamo non attenerci a quello che gli storici hanno definito come “Risorgimento”,ovvero la libertà dal giogo austriaco(a nord) e da quello Ecclesiastico -Borbonico al centro sud ,finalizzato all’unione di tutto il popolo Italiano sotto il tricolore(quello sabaudo ovviamente). Ma davvero le cose andarono come sembra? Davvero la gente,il popolo Italiano,era così convinto di questo passo epocale che avrebbe segnato il futuro della nostra nazione e avrebbe dato origine a divisioni tuttora presenti? Proviamo ad avvicinarci a questo importante fatto della nostra storia con gli occhi di un uomo del tempo. Non con quelli di un intellettuale imbevuto dei nobili ideali della Rivoluzione d’oltralpe,ma con quelli di una persona qualsiasi che ha visto entrare la “Rivoluzione Italiana” a casa propria,specialmente nel sud. Che aria si respirava nella penisola Italiana nel XIX secolo? Impossibile precisarlo in maniera definita. Le differenze infatti spiccano non solo tra zone geografiche(ad un nord industrializzato si contrapponeva un centro- sud ancora legato a schemi di eredità feudale), ma anche tra ceti sociali. Il contadino viveva la sua vita semplice, in uno stretto rapporto di fedeltà col “Signorotto”di turno, mentre al nord gli intellettuali parlavano di democrazia e i primi industriali sviluppavano quel rapporto padrone-salariato che porrà le premesse del Manifesto di Marx del 1848(l’anno delle rivoluzioni per eccellenza). Queste distinzioni però erano più che giustificate. Un nord “geograficamente” più vicino alla Francia ed alla Germania inevitabilmente ne assimilò gli ideali nazionalistici e democratici, concetti del tutto ignoti a chi,da secoli, coltivava la terra vivendo con relativa serenità la sua vita frugale. Come è stata “fatta” l’Italia? Come da premessa eviterò di ammorbare l’uditorio con date che potete facilmente trovare sui manuali(almeno quelle sono fedeli). Partiamo dicendo che il sentimento unitario non era un’ astrazione pura e semplice. L’Italia andava fatta e su questo in molti erano d’accordo.Basti pensare ai progetti neoguelfi e neoghibellini. Quello neoguelfo in particolare (confederazione di Stati sotto la simbolica guida del Pontefice) sembrava poter avere successo con l’elezione di Pio IX. Egli proclamò subito un’amnistia per i reati politici, poi concesse la libertà di stampa, istituì la guardia civica e nominò organi consultivi di governo composti da laici. Questo però fino al 29 Aprile 1848,giorno in cui Pio IX decise di ritirare le truppe anti-austriache di fronte alla piega decisamente “Sabauda” che il cosiddetto Risorgimento stava prendendo. Ma come si doveva procedere? Gradualmente, partendo da una confederazione e man mano avvicinandosi ad uno Stato unitario,oppure unendo con il ferro Stati AUTONOMI come il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa? Il Regno di Sardegna sembrava più propenso per la seconda ipotesi. E la storia ha giudicato le sue scelte dando vita ad una guerra intestina. Sì perché di guerra si è trattato. Guerra civile. In un’epoca in cui tutti si preoccupano di esaltare l’importanza della resistenza, sono in pochi a ricordare le persone che difesero fino all’ultimo i propri Stati da un’invasore violento ed aggressivo. Come altro definire altrimenti un Garibaldi che sbarca a Marsala ,cittadina di uno Stato autonomo,col pretesto di unire? Quale unione può venire dall’invasione? A proposito di Garibaldi,cito un articolo di Angela Pellicciari: Il 10 gennaio del 1852 Garibaldi, comandante della "Carmen" di proprietà dell’armatore ligure Pietro Denegri, salpa dal Callao, in Perù, diretto verso Canton; la nave trasporta guano, preziosa qualità di letame. Giustamente convinto di vivere una vita memorabile, il generale è molto preciso nel racconto delle proprie gesta che descrive in dettaglio nelle Memorie. Del viaggio Callao-Canton-Lima sappiamo praticamente tutto: giorni di traversata, carichi trasportati, traversie. Manca solo un particolare: non viene specificato con che tipo di merce Garibaldi, dopo aver venduto a condizioni vantaggiose il guano, faccia ritorno in Perù. A questa dimenticanza provvede fortunatamente l’armatore Denegri che, per encomiare le qualità umane del generale, racconta all’amico e biografo Vecchj il dettaglio mancante: Garibaldi "m’ha sempre portati i Chinesi nel numero imbarcati e tutti grassi e in buona salute; perché li trattava come uomini e non come bestie"(Angela Pellicciari) Negriero? Non pare che sia passato alla storia con questo appellativo. Anzi, a New York la sua statua è una delle due che accompagna, con minor magnificenza e con dimensioni molto più ridotte è vero, la statua a cavallo del generale Washington, padre della patria americana. Una guerra civile Avvenne che,dopo l’annessione degli Stati conquistati al Regno di Sardegna(come altro potrebbe essere definita?) i politici Piemontesi ebbero la geniale idea di accentrare i poteri verso Torino,inviando funzionari piemontesi a “comandare” ,nel meridione, persone per le quali il dialetto era l’unica lingua conosciuta,persone cresciute a pane,Re,e Papa. I “malumori”nati dall’invasione Sabauda (in questo caso in particolare del sud) sfociarono in quel fenomeno chiamato “Brigantaggio”,che nulla ha di diverso da una qualsiasi reazione di un popolo invaso di fronte all’invasore. Se fossero stati solo pochi “Briganti”, il deputato liberale Ferrari, nel novembre 1862 non avrebbe gridato “Potete chiamarli briganti, ma combattono sotto la loro bandiera nazionale; potete chiamarli briganti, ma i padri di quei briganti hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E’ possibile, come il governo vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa a un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente distrutta e non dai briganti" (Ferrari allude a Pontelandolfo, paese raso al suolo dal regio esercito il 13 agosto 1861). Il materiale sul Brigantaggio è numeroso. Ebbene sì, l’Italia è stata unita anche versando non solo il sangue di Pisacane e dei fratelli Bandiera,ma anche quello di chi non vedeva in quel Risorgimento un vero spirito patriottico,bensì la cupidigia e il cinismo politico dei sabaudi. L’ Italia sarebbe nata ugualmente? Sappiamo bene che la storia non si costruisce con le ipotesi. Ma il processo di unità nazionale era inevitabile ed avviato. La provocazione è la seguente: alla luce dei fatti,questo era l’unico modo per unire la penisola?Oppure si poteva agire ,gradualmente,imitando magari il modello tedesco? Sarebbe potuta nascere una sorta di confederazione che avrebbe permesso alle identità locali di mantenere la loro identità senza subire l’imposizione dell’autorità Piemontese? "L'Italia è fatta, dobbiamo fare gli italiani". Dove sono gli italiani? 06 Dicembre 2004
Comincia questa nuova scommessaBene, un altro mega_sito tematico si aggiunge alla già nutrita di schiera di club,fan club e simili che la colorita community di Giovani.it ha l'onore di ospitare.
Mi presento,sono uno studente dell'Università la Sapienza di Roma...con una sfrenata passione per la storia, che non per nulla è oggetto del mio Corso di laurea. Perchè "Tutta un' altra storia"? La scelta del nick non è affatto casuale. Prima di tutto ho scelto un mega_sito "femmina" in onore di Clio,musa della Storia...una sorte di slancio Dantesco in onore di una delle nove figlie di Zeus e Mnemosyne. Perchè un mega_sito sulla storia? Quanti di voi avranno inveito almeno una volta nella loro carriera scolastica nei confronti dei propri prof,quanti avranno passato notti intere a tentare di ricordarsi tutte le sterili date delle Guerre d'Italia? In poche parole,quanti hanno sentito il bisogno di andare oltre le versioni monografiche imposte dai programmi liceali,senza addentrarsi in un dibattito più maturo e critico? Spero davvero siano in molti,in maniera tale da far crescere tutti insieme questa passione comune...aprendo civili discussioni sui temi che periodicamente saranno proposti su questo megasito. L'oggettività...bella grana Chi può stabilire i canoni dell'oggetività? Uno stesso fatto può essere interpretato in mille chiave di lettura differenti. Dove risiede il "segreto"? Una persona una volta mi disse che il bravo storico non è quello del tutto oggettivo,ma quello che non omette nulla, se non per ignoranza. L'oggettività è un traguardo quasi inumano da raggiungere...è come costringere un pittore a non dipingere nello stile a lui più consono. Ve lo vedete un Monet cubista? Ovvio che se al pittore si chiede di dipingere fedelmente una casa,questo non può ritrarla senza tetto o finestre se ha intenzione di attenersi alla realtà. Così,attingendo da più fonti,tutte ispirate da fatti reali,tenterò di tenermi super partes...magari lanciando ogni tanto qualche provocazione per sollevare un dibattito. Oggi purtroppo la stanchezza sta cominciando a farsi sentire,quindi vi "eviterò" l'inizio del dibattito...che partirà comunque domani con un argomento molto in auge in questi giorni a causa sia di una fortunata fiction che del nostro Presidente "patriota" Carlo Azeglio Ciampi: IL RISORGIMENTO Clio osserva e sentenzia... |